(Adnkronos) – Dopo la nuova inchiesta sul caso Garlasco, "siamo rimasti un po’ dispiaciuti. Posso capire le intercettazioni nel mio caso, avrei trovato più strano il contrario. Dispiace che fossero coinvolti i miei, a loro si potevano evitare. In generale, di questa indagine, ci ha amareggiato essere tenuti sempre da parte, quasi come se non esistessimo. Anche il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro". Questo uno dei passaggi dell'intervista a Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa a il 13 agosto 2007, in onda stasera a Quarto Grado. A quasi 19 anni dai fatti, il fratello della vittima parla della nuova inchiesta della Procura di Pavia che non crede alla colpevolezza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, e indaga su Andrea Sempio per l'omicidio pluriaggravato. "Capiamo le questioni dell’indagine, ma essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Sinceramente, mi aspettavo anche che all’apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente 'So che siete convinti di altro. È stato condannato in via definitiva, però noi siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire questa indagine'. Non sarà scritto in nessun libro di diritto, di procedure però penso come segno di rispetto e umanità me lo aspettavo. Mi spiace che non ci sia mai stato neanche un colloquio di questo tipo" aggiunge.
Anche ora che Stasi tenta la strada della revisione – si attende ancora che la difesa depositi l'istanza – continua il silenzio. "Non abbiamo mai avuto nessun contatto con lui, non ci ha mai scritto". Una distanza che Marco Poggi si spiega, ma non esplicita. "Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle. Vorrei che i toni si abbassassero un po'". "Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa esposizione mediatica di quello che purtroppo è successo a Chiara. Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura", le parole del fratello di Chiara. Con la riapertura dell'inchiesta della Procura di Pavia, i riflettori si sono accesi sul fratello minore della vittima ed è diventato bersaglio di insulti e fake news. "Non è quello che pensavo ovviamente di dover affrontare diciotto anni dopo. Non so veramente come si sia arrivati a questo punto" spiega e sull'accusa che lo ha ferito di più non ha dubbi. "Ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci". Tra i sospetti della rete è che Marco Poggi non fosse in montagna in Trentino con i genitori quel 13 agosto del 2007. "Non è stato facile. (…) I sentimenti che ho provato di più in quest’ultimo anno sono rabbia e stanchezza". C’è chi ti ha voluto chiuso in una clinica psichiatrica. Chi ha sostenuto fosse in una clinica psichiatrica. "È stato detto di tutto e di più, probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste può avere alimentato anche queste voci. C’è anche un minimo di colpa da parte mia… nel senso che se forse avessi fatto interviste prima, tutte queste voci e teorie non sarebbero nate" spiega all'intervistatrice Martina Maltagliati. E sui social c'è chi ha paralato di un giro di droga: "Non l’ho neanche mai provata, per cui siamo nella fantasia che più fantasia" aggiunge.
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Caso Garlasco, parla Marco Poggi: “Accusa di aver ucciso Chiara non andrà più via”

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