Da Verona a Caltanissetta per sostenere un progetto di inclusione sociale attraverso uno dei simboli della Sicilia: le arancine. È il viaggio compiuto in questi giorni da un importante carico di riso arrivato alla cooperativa Etnos, destinato al progetto “N’Arancina Speciale”, iniziativa che punta all’inserimento lavorativo di persone con disabilità o in condizioni di fragilità. A spedire il riso è stata la Riseria Cremonesi, storica azienda veronese attiva dal 1951, che ha deciso di sostenere concretamente il percorso avviato dalla cooperativa nissena. La consegna, effettuata gratuitamente, è stata resa possibile grazie alla collaborazione della Caruana Group. Dietro questa storia c’è anche una casualità televisiva. A raccontarlo è Paolo Cremonesi. «Quest'anno facciamo 75 anni di attività. Come famiglia siamo sempre molto attenti al sociale, alle situazioni di disagio. Guardando “Che tempo che fa” di Fabio Fazio ho visto che Elio, di Elio e le Storie Tese, parlava di una realtà a Caltanissetta che fa le arancine. La sera stessa mi sono attivato per mettermi a disposizione dato che noi scendiamo spesso in Sicilia e forniamo riso per le arancine a diverse aziende. Ho trovato qualcuno che facesse anche a titolo gratuito la consegna e ho mandato il riso. La vivo come un'opportunità di poter aiutare». Un gesto che per Etnos rappresenta molto più di una semplice fornitura di materia prima. Lo sottolinea il presidente della cooperativa, Fabio Ruvolo. «Non posso che essere felice del fatto che un imprenditore decida di dare fiducia al nostro percorso di inclusione. Donare il suo riso per le arancine non è un fatto commerciale ma è proprio una restituzione di fiducia e di incoraggiamento al nostro percorso. Si tratta del terzo imprenditore che inaugura un percorso con noi, dopo Fabbri e Saint Gobain, e questo non può farci che sperare in un cambiamento anche per noi che, per un fatto geografico e culturale, sembriamo lontani dal mondo». Il riso, varietà Roma, verrà utilizzato per produrre le arancine del progetto “N’Arancina Speciale”, che negli anni è diventato uno dei simboli più concreti di inclusione e autonomia costruiti dalla cooperativa nissena. Stavolta, insieme al riso, da centinaia di chilometri di distanza è arrivato anche un messaggio preciso: credere nelle fragilità può trasformarsi in un investimento sociale capace di superare ogni confine geografico.






