Nel caso Garlasco torna al centro dell'attenzione l'impronta 33, la traccia rilevata sul muro della scala dove fu ritrovato il corpo di Chiara Poggi. A distanza di quasi vent'anni dall'omicidio, quella che per lungo tempo era rimasta una pista controversa si trasforma ora in un elemento potenzialmente decisivo: secondo le analisi depositate dalla difesa di Alberto Stasi, quella traccia contiene sangue e potrebbe essere attribuita ad Andrea Sempio.
La difesa di Stasi ha affidato l'analisi dell'impronta a un software normalmente impiegato dalla Nasa per lo studio dello spettro cromatico dei corpi celesti. Applicato alle fotografie del reperto, l'algoritmo ha permesso di confrontare le caratteristiche cromatiche dell'impronta 33 con altre due tracce presenti sulla scena del crimine, la 42 e la 45, ritenute pacificamente ematiche per la loro colorazione rossa. Il risultato: tutte e tre presenterebbero le stesse caratteristiche, compatibili con la presenza di sangue.
A spiegarlo durante la puntata di Mattino 5 di giovedì 28 maggio è il genetista Pasquale Linarello, consulente del team di Stasi: «La 42 e la 45 sono cromaticamente tracce rosse, lo si vede immediatamente dalle fotografie. Con questo software sono state analizzate due tracce sicuramente ematiche e sono state comparate con una parte dell'impronta 33 – la parte raschiata dal muro, quella superiore, la più marcata dalla ninidrina – che evidentemente presenta le stesse caratteristiche cromatiche, che sono sicuramente ematiche».
Linarello tiene anche a precisare il senso del lavoro svolto: «Vogliamo difendere il lavoro che sta facendo la Procura. I loro consulenti non si possono esprimere pubblicamente, quindi mi trovo a interpretare le relazioni per sostenere il lavoro degli altri. Il Colonnello Iuliano e il dottor Caprioli, a cui si è affidata la Procura, non sono gli ultimi arrivati: non possiamo pensare che due professionisti come loro abbiano confuso i solchi dell'intonaco con delle impronte», questa è invece la tesi sostenuta dalla difesa di Sempio.
L'avvocata Giada Bocellari, che difende Alberto Stasi, aggiunge: «La nostra consulenza è stata depositata poco prima della conclusione delle indagini preliminari e conferma le sperimentazioni che avevamo già condotto. Ci dicevano che i nostri consulenti fossero degli alchimisti, per questo abbiamo scelto di utilizzare un algoritmo certificato.








