L’insegnante trentasettenne di Gela (Caltanissetta), Zelia Guzzo, cinque anni fa morì dopo la vaccinazione anti-Covid. Gli atti, sia del procedimento penale che ne scaturì, sia di quello civile, ancora in corso, sono stati acquisiti dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da Covid, presieduta dal senatore Marco Lisei. I parlamentari vogliono approfondire il caso dell’insegnante, insieme ad altre vicende di morti successive alla vaccinazione. Il procedimento penale che fu attivato dalla procura di Gela si è concluso con l’archiviazione. «E' stato riconosciuto il nesso tra la morte e la vaccinazione ma è mancato l’elemento soggettivo del reato e per questa ragione c'è stata l'archiviazione», dice l’avvocato Valerio Messina che assiste la famiglia Guzzo. Entro l’estate è prevista invece la decisione del giudice civile, su iniziativa ancora della famiglia. «Anche in questo caso – dice inoltre Messina – la ctu ha riconosciuto il nesso tra la vaccinazione e le conseguenze che hanno portato al decesso». In sede amministrativa, ancora una volta con il riconoscimento del nesso tra vaccino e decesso, la famiglia ha già ottenuto un indennizzo. L’avvocato Messina ha più volte relazionato per conto della commissione parlamentare d’inchiesta ed è stato in audizione, davanti ai parlamentari nazionali. “Con la famiglia Guzzo siamo stati i primi in Italia ad aver ottenuto il riconoscimento del nesso tra la morte e la vaccinazione, in tutte le sedi – continua il legale – io stesso sono l’unico avvocato che fino a oggi è stato sentito dalla commissione parlamentare, su questioni giuridiche legate al caso Guzzo e ad altri analoghi». Messina ha confermato, davanti alla commissione, che nella vicenda Guzzo «l'omissione appare tanto più grave se si considera che il rischio non era affatto sconosciuto allo stato della scienza all’1 marzo 2021. L'argomentazione si basa su una catena di evidenze scientifiche e segnali di farmacovigilanza che il produttore non poteva ignorare». Ha fatto richiamo a casi verificatisi in Italia e non solo. «Durante gli stessi studi di Fase III del vaccino Vaxzevria, AstraZeneca aveva registrato tra gli eventi avversi di speciale interesse (Aesi) quattro casi di eventi trombotici, tromboembolici e neurovascolari su 12.021 vaccinati, tra cui un’embolia polmonare e uno stroke ischemico», ha riportato il legale pure nella sua relazione tecnica. Manca ancora il riconoscimento pieno, penale o civile. «Si è così creato un paradosso: lo Stato, da un lato, riconosce il danno e il nesso causale ai fini solidaristici dell’indennizzo, ma, dall’altro, non riesce a individuare un responsabile sul piano della giustizia ordinaria, civile o penale. Questo lascia le famiglie delle vittime con un senso di giustizia incompiuta», dice inoltre l’avvocato Messina.







