Secondo gli atti d’indagine, Emanuel Iannuzzi avrebbe fatto fumare a Beatrice, due anni, una «canna». Secondo quanto ricostruito da “Il Corriere della Sera”, il 42enne, operaio edile con lavori saltuari, descritto dalla pm Veronica Meglio come di «indole crudele» e con precedenti per «uccisione di animali» e «detenzione di armi», in un video definisce così la sigaretta artigianale. Le immagini lo ritraggono accanto a Manuela Aiello, madre della bambina, e alle sorelle di 9 e 7 anni, mentre «fa fumare la sigaretta artigianale, verosimilmente con hashish o marijuana, a Beatrice». Subito dopo la dileggia davanti a tutti, ride, perfino sghignazza, «dimostrando totale indifferenza rispetto al malessere» manifestato dalla piccola e ai «pericoli a cui la esponeva». È un vero viaggio nell’incubo l’ordinanza firmata dal gip di Imperia, Massimiliano Botti, che ha disposto la custodia cautelare per la coppia, indagata per maltrattamenti aggravati dalla morte. Beatrice sarebbe stata percossa in ogni modo: calci, pugni, tirate di capelli fino allo strappo, il volto sbattuto contro muri, finestre e pavimenti. Le violenze, anche con l’uso di cinture, scarpe, prolunghe e ciabatte elettriche, erano accompagnate da minacce del tipo: «Se non smetti di piangere ti vengo a picchiare». Condotte che, secondo gli inquirenti, si sarebbero protratte almeno da dicembre 2025, con particolare riferimento ai traumi del 17 gennaio, quando la piccola sarebbe stata scaraventata a terra «come una bambola» — colpevole soltanto, coi suoi pianti, di turbare l’intimità della coppia — e schiaffeggiata. Lesioni che potrebbero non essere estranee al decesso, sopraggiunto nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, dopo che la minore aveva iniziato a «vomitare carne» ed «essere stata colpita con un oggetto contundente», non ancora identificato. Grazie alle testimonianze raccolte, gli investigatori hanno ricostruito le ultime ore a Perinaldo, nell’abitazione di Iannuzzi, descritto da un’ex compagna come cocainomane. La sera del 7 febbraio la coppia riceve alcuni amici ed è uno di loro a salire al piano superiore per verificare le condizioni della bimba, già percossa e «che non stava bene». La trova a letto «molto sofferente», «si lamentava», con un «livido vistoso dalla mascella al collo». Ad assisterla erano le sorelline, mentre la madre «era intenta a cenare, bere alcool e assumere sostanze stupefacenti (cannabis) con Iannuzzi» e un’altra persona. Alla richiesta di portare la piccola in ospedale, Manuela avrebbe opposto un netto rifiuto, spiegando di «non averla portata in ospedale per non farla visitare sennò “il nonno paterno ne avrebbe approfittato per chiedere l’affido delle bimbe”».






