«Piena solidarietà a chi può aver subito pressioni o mortificazioni per ottenere un lavoro. Chi tace davanti a fatti così gravi compie una scelta politica.» Con queste parole l’onorevole Ida Carmina, deputata del Movimento 5 Stelle, interviene sul caso CEFPAS dopo la pubblicazione, da parte della stampa, di intercettazioni legate all’inchiesta che ipotizza condotte illecite e coinvolge il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, il direttore Roberto Sanfilippo, l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento Giuseppe Capodieci e altri soggetti. Un quadro che, «se confermato», osserva Carmina, «suscita indignazione e disgusto». La parlamentare esprime vicinanza alle donne che, «per necessità o per costruirsi un futuro», si siano trovate in condizioni di vulnerabilità: «Nessuna donna deve essere costretta a scegliere tra la propria dignità e un’opportunità di lavoro. Le donne non sono bambole, né strumenti da utilizzare per soddisfare le ambizioni o i desideri del potente di turno». L’ipotesi che incarichi e chance professionali in un ente pubblico siano stati piegati per ottenere «disponibilità personali o favori di natura sessuale» rappresenta, a suo dire, «una delle forme più degradanti di abuso del potere». È «intollerabile» che il bisogno di lavorare si trasformi «in una leva di pressione o in una merce di scambio». Carmina stigmatizza inoltre la «reticenza» del centrodestra: «Dov’è il presidente Schifani? Dove sono i vertici di Forza Italia? Dov’è Giorgia Meloni? Perché nessuno sente il dovere di esprimere una parola chiara in difesa delle donne e della credibilità delle istituzioni? Colpiscono le levate di scudi a convenienza e, al contrario, il silenzio delle parlamentari e dei parlamentari del centrodestra. Soprattutto di coloro che quotidianamente richiamano i valori di “Dio, Patria e Famiglia”. Dove sono oggi?». La deputata sottolinea che non è in gioco soltanto l’eventuale responsabilità individuale degli indagati, che spetterà alla magistratura accertare, ma «una cultura del potere che considera normali rapporti di subordinazione e che troppo spesso tratta le donne come strumenti e non come persone libere e titolari di diritti». «Da donna e da parlamentare», aggiunge, si dice «profondamente offesa e indignata» nel leggere, dagli atti richiamati dagli organi di informazione, di donne «considerate alla stregua di oggetti, chiamate a soddisfare i desiderata del potente di turno». Al di là dei profili penali, prosegue, «non possono essere tollerati comportamenti di sopraffazione nei confronti di chi parte da una posizione di debolezza o di bisogno. Una sorta di inaccettabile “mobbing sessuale”». Carmina richiama all’incoerenza di chi «celebra l’8 marzo, partecipa a convegni sulla parità di genere e si proclama difensore delle donne» ma resta in silenzio davanti a episodi che, «se confermati», racconterebbero «di donne costrette a subire umiliazioni per poter lavorare». Un «modus operandi inqualificabile» che «svilisce e mortifica la donna come essere umano», una «vergogna» da fermare «per dire basta a questo infimo e squallido modo di esercitare il potere». «La Sicilia e l’Italia meritano altro: istituzioni autorevoli, rispettose delle donne e fondate sul merito, non sul clientelismo e sulla prepotenza», afferma ancora l’esponente M5S. «Davanti a uno scandalo di questa portata il silenzio non è neutralità. Il silenzio è una scelta politica e rischia di assomigliare troppo alla connivenza». Sulla vicenda, la deputata annuncia la presentazione di un’interrogazione parlamentare urgente e auspica che, in questa «battaglia civile e morale», le parlamentari siciliane elette a Roma e a Palermo si schierino al suo fianco «senza distinzioni di appartenenza politica»: «Sono certa che molte colleghe romperanno il silenzio e prenderanno nettamente le distanze da atteggiamenti che devono essere condannati senza alcuno sconto». Conclude l’On. Ida Carmina, deputata del Movimento 5 Stelle.








