Dall'esame del compendio investigativo di un procedimento penale pendente avanti la Procura della Repubblica di Perugia, è emerso un fatto di inaudita gravità, che mina le fondamenta stesse del diritto di difesa e del giusto processo. E’ risultato che le operazioni di captazione, autorizzate per monitorare i colloqui di uno specifico indagato con il suo difensore (anch'egli indagato in un procedimento connesso), si sono in realtà estese in modo indiscriminato e sistematico, per un periodo di circa sei mesi, a tutti i colloqui svoltisi nelle sale dedicate del Carcere di Perugia. Tale attività investigativa, del tutto svincolata dai limiti del provvedimento autorizzativo, ha portato alla captazione e registrazione dei colloqui intercorsi tra numerosi altri detenuti e i rispettivi difensori, del tutto estranei all'indagine originaria. Noi penalisti, purtroppo, siamo ancora una volta costretti a registrare, per come ribadito dalla Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, una “sistematica e indiscriminata captazione dei colloqui tra detenuti e i propri difensori”. E’ persino superfluo evidenziare che nel corso di tali conversazioni i detenuti con il proprio difensore di fiducia, affrontano argomenti di natura strettamente difensiva, elaborando strategie processuali e condividendo informazioni riservate, coperte dal più rigoroso segreto professionale. Tali comunicazioni, per loro stessa natura, sono inviolabili e la loro conoscenza da parte dell'organo dell'accusa costituisce un vulnus insanabile all'equità del processo. Quello che però lascia ancor più sgomenti è il fatto che l’autorità inquirente anziché procedere all'immediata interruzione delle operazioni e alla distruzione del materiale illecitamente captato, come imposto dalla legge, ha proceduto alla trascrizione, anche sommaria, di tali colloqui, inserendoli nel fascicolo processuale e mettendoli a disposizione delle parti. Ciò ha comportato una moltiplicazione e un aggravamento della violazione già consumata, creando ,tra l’altro, una posizione di intollerabile e indebito vantaggio processuale per l'accusa, la quale ha potuto conoscere in anticipo le strategie difensive. Si è di fronte a una palese violazione delle garanzie fondamentali riconosciute al difensore e all'indagato, al di là della totale e assoluta inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni La disciplina delle garanzie di libertà del difensore rappresenta un pilastro fondamentale del nostro ordinamento processuale, posto a presidio del diritto di difesa. Lo spirito della legge ,rafforzata dalla novella del 2024, è di una chiarezza solare: blindare il rapporto fiduciario tra assistito e difensore contro ogni forma di intrusione “insidiosa”, imponendo non solo un divieto di acquisizione ex post, ma un dovere attivo di interruzione immediata della captazione in fieri. Il divieto sancito dall'art. 103 c.p.p. non è una mera regola procedurale, ma la diretta attuazione di principi di rango superiore. In primo luogo, esso tutela l'inviolabilità del diritto di difesa, sancito dall'art. 24 della Costituzione, qualificato dalla Corte Costituzionale come “principio supremo” dell'ordinamento. La captazione dei colloqui difensivi, inoltre, viola la libertà e la segretezza delle comunicazioni, tutelate dall'art. 15 Cost. la cui limitazione è ammessa solo “per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge“. Una captazione che travalichi tali garanzie è, pertanto, radicalmente illegittima. Ma ancora ,tali principi trovano piena corrispondenza nel diritto europeo. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha costantemente affermato che la possibilità per l'imputato di comunicare liberamente e riservatamente con il proprio avvocato è un requisito essenziale del diritto a un equo processo e del diritto al rispetto della corrispondenza. L'inserimento delle trascrizioni nel fascicolo di indagine, come avvenuto nel caso di Perugia, costituisce un'ulteriore, flagrante violazione di legge. Ecco le ragioni per cui gli avvocati penalisti italiani dall’8 al 12 giugno si asterranno dalla partecipazione alle udienze. C’è da chiedersi perché accade tutto questo? E ancora, se non è questa un’invasione barbarica, all’indomani del referendum, cos’è ? Si è in pieno “CONTESTO” sciasciano. Daniele Onori, nella sua pregevole analisi del romanzo, sottolinea come Leonardo Sciascia abbia colto con straordinaria precocità il cuore oscuro delle democrazie moderne: il punto in cui la legalità smette di essere criterio di giustizia e diventa strategia di dominio.
Avv. Giuseppe Dacquì
L’avvocato Dacquì: «Intercettati colloqui tra detenuti e avvocati, così si mina il diritto di difesa». Astensione dei penalisti dall’8 al 12 giugno

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