Nel 2026, sarebbe un po’ ingenuo considerare i gamer soltanto “utenti che si divertono con i videogiochi”. Agli occhi di un hacker esperto, infatti, ad ogni gamer è associata un’identità digitale a 360°: account con anni di progressi, skin acquistate, wallet collegati, abbonamenti attivi, carte salvate, community Discord, profili Twitch, marketplace e cronologie di pagamento. Per un cybercriminale, questo ecosistema è un’occasione ghiotta. Ed è proprio nella velocità con cui si clicca su un link per una skin gratuita o una mod “imperdibile”, che nasce il problema.
Gaming significa soldi
Il primo motivo è economico. In Italia gli appassionati di videogiochi sono tantissimi: secondo IIDEA/Ipsos, nel 2026 si parla di 14,2 milioni di gamer e di un mercato nazionale da circa 2,4 miliardi di euro. I contenuti software pesano per il 77% del totale, circa 1,8 miliardi di euro, mentre lo smartphone è il dispositivo più usato, con 11,1 milioni di giocatori e 929 milioni di euro di ricavi.
Cifre che cambiano la natura del rischio. Rubare un account non significa più fare un dispetto all’utente, magari adolescente, di un forum sgangherato. Significa poter rivendere profili con inventari rari, accedere alle credenziali di diversi metodi di pagamento, tentare la stessa password su altri servizi o usare l’identità del giocatore per truffare amici, compagni di clan e contatti social.
Più ore online, più superficie d’attacco
Il secondo motivo è il tempo. ANSA, riprendendo i dati IIDEA, segnala che in Italia il tempo medio dedicato ai videogiochi è salito a 7 ore e 53 minuti a settimana. Tra gli uomini supera le 9 ore, tra gli adolescenti dai 12 ai 17 anni arriva fino a 15 ore settimanali, mentre circa il 60% dei gamer ha meno di 35 anni.
Tradotto: più chat vocali, più server Discord, più tornei, più giveaway, più inviti, più link. Il cybercriminale non deve necessariamente violare Steam, Epic Games, Activision o PlayStation Network. Spesso gli basta convincere il giocatore a inserire le credenziali su una falsa pagina di login.
Account takeover: il furto più sottovalutato
L’account takeover è una delle minacce più insidiose perché parte da un gesto banale: riutilizzare la stessa password. Se la password usata per un vecchio forum, un sito di key o un marketplace finisce in un database violato, può essere provata automaticamente su altri account (gaming, email e social).
Kaspersky Italia ha comunicato nel maggio 2026 di aver analizzato 231 milioni di password uniche provenienti da fughe di dati tra il 2023 e il 2026, rilevando che il 68% delle password moderne può essere violato nel giro di un giorno.
Per un gamer, la contromisura principale è creare una password unica per ogni account importante, possibilmente usando password manager e autenticazione a due fattori. La 2FA è poco glamour ma molto pragmatica: a fronte di un piccolo fastidio (il fattore extra), le contromisure difensive diventano molto più solide.
Fake mod, cheat e malware: l’esca perfetta
Il mondo gaming ha un vettore d’attacco quasi naturale: la promessa di un vantaggio capace di allettare i giocatori più competitivi. Mod, cheat, launcher alternativi, texture pack, tool di ottimizzazione, generatori di valuta, bot, script. Tutto ciò che sembra “potenziare” l’esperienza può diventare un cavallo di Troia.
Ad aprile 2026, c’è stato il ritorno di LofyGang su Minecraft tramite un falso hack chiamato “Slinky”, capace di rubare password, cookie e IBAN dai browser.
Un malware non deve per forza distruggere il PC o mostrare schermate apocalittiche. Può essere silenzioso. Gli basta estrarre cookie di sessione, credenziali salvate e dati del browser. In certi casi, rubare il cookie giusto equivale a bypassare la password.
Phishing e truffe rese possibili dall’IA: più credibili, meno sgrammaticate
Il phishing nel gaming non è più la mail ridicola piena di errori. Può essere un invito a un torneo, una sponsorizzazione per piccoli streamer, una beta key, una falsa verifica dell’account, una skin “esclusiva” o un drop Twitch contraffatto.
Nel 2026 l’intelligenza artificiale ha contribuito a dare verosimiglianza e carattere a queste truffe. La barriera tecnica all’ingresso per gli attaccanti si è abbassata, così anche profili meno esperti sono in grado di sferrare campagne complesse: ad esempio, possiamo citare un caso con esfiltrazione di dati personali di oltre 7 milioni di utenti di una grande catena di internet café.
Qui il rischio è psicologico prima che tecnico. Una truffa ben scritta, credibile, magari costruita attorno al gioco che segui davvero, riduce le difese cognitive. Ed è proprio così che non finisce nella cartella spam.
Come difendersi
Chi cerca una VPN per Warzone spesso pensa a ping, server o matchmaking. Ma dal punto di vista della sicurezza il tema prioritario è ridurre l’esposizione della connessione. Una VPN cifra il traffico tra dispositivo e server, nasconde l’indirizzo IP e può aiutare soprattutto su reti pubbliche, Wi-Fi condivisi, LAN party, hotel o connessioni poco affidabili.
Serve però sobrietà: una VPN non impedisce di scaricare un cheat infetto, non riconosce da sola una pagina phishing e non salva un account protetto da una password debole. Va pur sempre inserita in una difesa più completa, fatta di password uniche, 2FA, download solo da fonti ufficiali, diffidenza verso mod e cheat e massima attenzione ai link ricevuti in chat.








