Torno a parlare non solo da direttrice di Seguo News, ma da cittadina. Sono infatti una di quelle persone che, tre volte a settimana, prova semplicemente a uscire per correre e a prendersi cura del proprio benessere. Qualche settimana fa avevo raccontato le difficoltà di fare sport all’aria aperta a Caltanissetta. Un racconto che non era solo personale, ma condiviso da tanti: il Parco Dubini chiuso e la pista ciclabile di Pian del Lago trasformata in un percorso a ostacoli a causa dello sterco presente lungo il tracciato, evidentemente lasciato dal pascolo nelle ore precedenti. A quell’articolo, però, qualcosa è seguito. L’assessore allo Sport, Toti Petrantoni, ha dato mandato agli operatori della Dusty di ripulire la pista ciclabile e ha disposto una direttiva urgente per vietare il pascolo lungo il percorso. Un segnale importante, perché dimostra che quando si accendono i riflettori, le risposte possono arrivare. Ma la realtà, purtroppo, è più complessa. Chi continua a frequentare la pista ciclabile lo sa bene: oggi il problema non è più soltanto lo stato del percorso. C’è un’altra criticità, meno visibile ma altrettanto pesante, che sta mettendo in difficoltà podisti, ciclisti e semplici cittadini. Capita sempre più spesso, infatti, che mentre si corre o si passeggia, l’aria venga invasa dal fumo proveniente dai terreni agricoli e dalle villette adiacenti. Qualcuno brucia erba o residui vegetali proprio mentre la pista è frequentata da chi sta facendo attività fisica. Le conseguenze sono immediate: tosse, bruciore al torace, difficoltà a respirare. E chi corre lo sa bene: durante lo sforzo il respiro si fa più profondo, più intenso. Ciò che si inala, in quei momenti, pesa il doppio. Non è solo una questione di fastidio, è una questione di salute. Il riferimento normativo è chiaro: l’articolo 844 del Codice Civile stabilisce che non sono ammesse immissioni – come fumo o odori – che superino la normale tollerabilità. E in un luogo destinato allo sport, dove le persone respirano in modo più intenso, quella soglia si abbassa inevitabilmente. Per questo la domanda è semplice: è normale tollerare tutto questo? Soprattutto in una città dove le alternative sono praticamente inesistenti. Il Parco Dubini resta chiuso e la pista ciclabile di Pian del Lago è, di fatto, uno dei pochi spazi accessibili per chi vuole fare attività all’aria aperta. Ed è proprio qui che si concentra il problema. Non si tratta di criminalizzare chi lavora o gestisce un terreno, ma di trovare un equilibrio tra diritti. Perché se da un lato c’è chi utilizza legittimamente un fondo agricolo, dall’altro c’è una comunità che ha il diritto di respirare aria pulita mentre fa sport. E allora la richiesta è chiara: servono controlli, servono regole, serve soprattutto buon senso. Il Comune può – e deve – verificare che queste pratiche non avvengano negli orari di maggiore frequentazione della pista, tutelando così la salute pubblica. Perché se è vero che qualcosa si è mosso, è altrettanto vero che non basta. Fare sport all’aria aperta non può diventare ogni volta una sfida diversa: prima lo sterco, adesso il fumo. Correre dovrebbe essere la cosa più semplice del mondo. A Caltanissetta, invece, continua a essere un percorso a ostacoli. E questo, semplicemente, non è più accettabile.







