(Adnkronos) –
Jannik Sinner vola in finale agli Internazionali d'Italia 2026. Oggi, sabato 16 maggio, il tennista azzurro ha battuto il russo Daniil Medvedev in due set con il punteggio di 6-2, 5-7, 6-4 nella semifinale del Masters 1000 di Roma, in una partita che venerdì sera è stata rimandata per pioggia a metà del decisivo terzo parziale e completata oggi. Sinner, a un anno di distanza, torna all'ultimo atto del torneo di casa, dove nel 2025 era stato battuto da Alcaraz. A sfidare il numero 1 del mondo ci sarà Casper Ruud, che ha eliminato Luciano Darderi nella prima semifinale, facendo sfumare il sogno di vedere una finale tutta azzurra. Nel mezzo, Sinner ha migliorato il record di vittorie consecutive nei Masters, salendo a quota 33. "È la prima volta che vivo una situazione del genere", ha detto l'azzurro a fine partita, riferendosi proprio alla semifinale spalmata su due giorni, "stavo soffrendo ieri nel secondo set, a livello fisico. Nel terzo set ho cercato le energie, sono entrato in grande sintonia con il pubblico. Oggi siamo quasi ripartiti da 0-0, ovviamente meglio partire con un break di vantaggio ma erano condizioni del tutto diverse: c'era il sole, la palla rimbalzava molto di più. Finalmente è finita…". "Normalmente non ho problemi di sonno, ma ieri sera ho fatto fatica a dormire e stamattina mi sono svegliato un po' stanco. Domani spero di scendere in campo per dare tutto".
Sinner-Medvedev è uno spettacolo in due atti. Il primo si svolge in un venerdì nato in un Foro dal cielo nero, su cui però, quando è il momento di entrare in campo, splende il sole. Roma ha accolto le semifinali dei 'suoi' Internazionali con la più classica delle piogge primaverili, quelle che colpiscono quando meno te lo aspetti, anche se tutti se le aspettano. Nella giornata in cui Darderi ha abbandonato il suo sogno, l'Italia non ha ancora rinunciato a vedere un azzurro tornare re di Roma. Troppo tempo è passato dall'ultima volta. Cinquant'anni sono tanti, troppi. Ora che Panatta non è mai stato così vicino e il trono a portata di mano, non si può abbandonare tutto ora. Non può farlo il Centrale e non può farlo lui, che la storia la sta riscrivendo con una racchetta in mano. Sinner entra in campo quando il Foro è ancora bagnato, eppure caldo. L'arancione domina come sempre, qualcuno litiga in tribuna, tutti provano ad accaparrarsi i posti migliori. Dopotutto, quando ricapita? Quando ricapita di assistere alla storia che si compie sotto i tuoi occhi? E quanto è bello sentirsi parte di tutto questo. Sinner lo sa, sa cosa la gente si aspetta da lui, e non vuole deludere. Quando gli hanno chiesto come vorrebbe che la sua storia fosse raccontata, il giorno in cui la racchetta sarà appesa a un chiodo, Sinner ha allungato lo sguardo e guardato un po' più in là. Ha detto che l'importante, per lui, è essere una brava persona, apprezzato dagli affetti e dagli amici. Non ha parlato di tennis, quello, per lui, viene sempre dopo. Eppure tanti, tutti, qui al Foro, sono venuti per acclamarlo proprio per quello che fa. E quello che fa, lo fa bene. Sono due partite di fila che Sinner parte con un break di vantaggio. E, come si dice in questi casi, non c'è due senza tre. L'azzurro parte clamorosamente bene in risposta, ruba subito il servizio a Medvedev, che nei primi due game di partita firma soltanto un punto. L'inizio, per il russo, è choc. Sinner non concede pause e dopo nemmeno un quarto d'ora il tabellone recita già 4-0. Eppure Daniil aveva dato ragione al suo amico Rublev, aveva sperato nella sua profezia. Aveva detto anche lui che più vince e più si avvicina il momento della sconfitta. Lo aveva detto ridendo, con quella risata un po' amara di chi non ci crede davvero del tutto. I due si sono affrontati 16 volte. Se c'è uno che ha vissuto sulla sua pelle l'ascesa di Sinner, quello è Medvedev. Eppure il russo, che negli ultimi anni vive su una continua altalena di risultati, non sembra aver imparato la lezione. Lo aspetta lontano, quasi sui cartelloni del Centrale, poche volte prende l'iniziativa. Principalmente, subisce. Verso fine set prova a salire a rete, a variare, cerca idee, ma è proprio la testa a tradirlo. Cade in doppi falli, mostra frustrazione. Sinner gli è entrato nella mente e lui non riesce a uscire. E così il primo set se ne va in poco più di mezzora con un 6-2 che non sorprende nemmeno più. Se c'è un momento in cui Medvedev può provare a far girare questa partita, quello è nel secondo game del secondo set. Il russo arriva, non sa bene nemmeno lui come, a palla break. Sinner sembra più impreciso, più giocabile, fallibile. In una parola, umano. Il russo sente odore di chance e non sbaglia, ritrovandosi presto sul 3-0. È la prima volta in tutto il torneo in cui il numero 1 si ritrova scavalcato, in cui il suo regno vacilla e viene messo in pericolo da uno dei suoi sudditi. Nel game successivo Sinner concede altre tre occasioni a Medvedev, che sgrana gli occhi, ma non fa in tempo a ringraziare. Jannik sale a rete e ritrova la prima. Annulla tutto, guarda il suo angolo, in piedi per lui, e respira. Si lascia andare, addirittura, a un'esultanza che non si era mai vista. Il suo urlo squarcia la fresca notte romana ed è il preludio perfetto a quello che viene dopo. Sinner, piegato dalla fatica, si prende due occasioni per il controbreak: perdona alla prima, colpisce alla seconda. È il quinto gioco, il punteggio è in parità e il vento, ora, è girato ancora. Ma l'avversario più grande di Jannik, come spesso capita in questi anni di bulimia tennistica, è se stesso. L'azzurro è affaticato come troppo spesso gli capita nei momenti clou del match. Prende fiato ogni volta che può, è in debito d'ossigeno e sbaglia più del solito. Medvedev lo capisce e prova a farlo correre con corte a ripetizione, servendo facendo passare meno secondi possibili sul cronometro per non permettergli di respirare. È una buona strategia, figlia degli eventi e studiata in corso d'opera da una vecchia volpe come il russo. Il Centrale scende in campo per il suo figlio prediletto e canta per lui. Medvedev però non molla niente e sembra tornato quello del 2021, quando agli Us Open vinse il suo primo e unico Slam. Dei tre set point che Medvedev si ritrova sulla racchetta nel 12esimo gioco, quando il tiebreak sembrava ormai sorte certa, il russo trasforma il terzo. Daniil riesce nell'impresa di strappare, nella 'sua' Roma, un set a Sinner 7-5 e rinvia tutto. Nel momento più difficile, il primo da inizio torneo, il Centrale alza i decibel. Coccola il suo beniamino, lo prende per mano. Per una volta è Sinner ad avere bisogno di loro, e loro ci sono. Jannik risponde alla sua maniera: break al terzo game e Medvedev sotto pressione. Il margine d'errore per il russo, ora, è minimo. I problemi di Jannik sembrano alle spalle, eppure in campo scende il fisioterapista a massaggiargli la coscia. Sono scene che fanno trattenere il fiato, ma che Sinner spazza via rapidamente. Poi però arriva la pioggia. La partita è sospesa e tutto messo in discussione. A 17 ore di distanza dall'ultimo punto, il match riparte veloce. Ace e servizi vincenti, qualche scambio e anche qualche errore dell'azzurro, che però il lavoro lo conclude a modo suo. Rovescio diagonale e mani al cielo, per festeggiare quella che è la sua seconda finale consecutiva a Roma e la 33esima vittoria consecutiva nei Masters. Nessuno come lui, eppure tutto sembra perfettamente normale. La forza di Sinner, dopotutto, è proprio questa. Quella capacità di essere così costante da risultare scontato. Noioso, almeno così dice qualche leone da tastiera. Eppure nessuno sul Centrale sta sbadigliando. Sugli spalti, oggi più stadio che teatro, tutti si sentono fortunati a essere qui. Mentre la storia si compie. (di Simone Cesarei)
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Sinner più forte della pioggia, Medvedev ko in tre set e due giorni: è finale a Roma

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