Caltanissetta è tornata ad alzare la voce nel nome di Falcone, Borsellino e di tutte le vittime della mafia, trasformando il ricordo in presenza e memoria viva. Giovedì, magistrati e studenti si sono incontrati faccia a faccia nelle scuole perché la memoria, prima di essere celebrata, deve essere raccontata e consegnata alle nuove generazioni.
Poi lo sport, che diventa simbolo di unità e riscatto. Ieri allo stadio Marco Tomaselli sono scesi in campo magistrati, detenuti, polizia penitenziaria e forze dell’ordine per “Uniti per Niscemi”: una partita che ha parlato di legalità, umanità e speranza più di mille parole.
Padre Giuseppe Alessi, cappellano del carcere, ha accompagnato personalmente i detenuti in campo; oggi con viva emozione dichiara “Vedere detenuti, magistrati e forze dell’ordine giocare insieme significa abbattere muri che troppo spesso sembrano invalicabili. Questa partita è un messaggio forte di dignità, dialogo e rinascita. Oggi vinciamo tutti, perché scegliamo di stare dalla parte dell’umanità e della speranza.”
Bambini e accompagnatori sono entrati gratis allo stadio, perché la memoria deve essere vissuta insieme, soprattutto dai più piccoli. Ad accompagnare la serata tanti giovani niscemesi, poesie dedicate alle vittime di mafia e la banda musicale che ha eseguito l’Inno di Mameli, in un’atmosfera carica di emozione e appartenenza.
Oggi il gran finale al Tribunale di Caltanissetta, città che ancora una volta dimostra di essere in prima linea nella commemorazione delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Perché ricordare non significa guardare indietro: significa scegliere ogni giorno da che parte stare.






