Assolto per un sospetto caso di malasanità… che malasanità non era. E le contestazioni a un medico, passando per più consulenze contro, alla fine si sono dissolte. Scenario che, nel concreto, s'è tradotto in un'assoluzione piena per un chirurgo che si trovava in servizio al «Sant'Elia», P.L. (assistito dagli avvocati Davide Schillaci e Manuela Micale) finito in giudizio per l'ipotesi di lesioni personali gravi. «Il fatto non sussiste», la formula con cui è stato giudicato esente da ogni responsabilità. Secondo l'originaria tesi accusatoria, era stato tirato in ballo per avere provocato lesioni a una degente (assistita dall'avvocato Salvatore Baglio) dopo un intervento di laparoscopia protesica. Era il 27 maggio di sei anni fa. Successivamente la donna, per le conseguenze di quella prima operazione – secondo l'originaria accusa – è stata sottoposta ad altri due interventi chirurgici. È stata la stessa paziente, poi, a presentare una denuncia. In quella fase la procura ha nominato suoi periti, i medici legali Giuseppe Ragazzi e Pietro Rinella che avrebbero confermato l'esistenza di quella lesione. Di contro, la difesa del chirurgo ha incaricato il medico legale Mario Baiamonte giunto a tutt'altra deduzione. Partito il processo – con la citazione dell'Asp come responsabile civile (assistita dall'avvocato Giuseppe Panepinto) – il pubblico ministero ha chiesto un confronto tra tutti i consulenti di parte. E, durante il dibattimento, sono stati ascoltati anche gli altri chirurghi che hanno effettuato gli interventi successivi sulla donna. In aula hanno spiegato che, a loro giudizio, non v'era alcuna lesione riconducibile alla precedente laparoscopia. La stessa procura, a quel punto, ha chiesto l'effettuazione di un ulteriore accertamento, ma il giudice ha negato la nuova perizia. Così, al termine della requisitoria, il pm Vera Giordano ha chiesto nei confronti del chirurgo l'assoluzione con formula dubitativa. Alla fine il giudice Giuseppina Figliola ha emesso un verdetto di non colpevolezza.







